Cina: la situazione non sta cadendo a pezzi

La crescita economica della Cina sta rallentando. Mentre gli analisti si mostrano sfiduciati, il nostro esperto offre una prospettiva diversa.

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Chris Hutchins

12 maggio 2016

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Quest'anno, la crescita annua dell'economia cinese è in calo rispetto agli anni passati. Il settore che risente maggiormente della crisi è soprattutto quello industriale. I quotidiani di business descrivono alternativamente la situazione come disastrosa e veramente disastrosa.

Dalle nostre analisi emerge però che le cose non vanno così male come può sembrare, soprattutto per le aziende occidentali ansiose di attirare il ceto medio cinese in crescita tramite i canali online (ne riparleremo a breve). Tuttavia, non c'è dubbio che dopo più di 40 anni di crescita stratosferica, l'economia cinese non è più nella fase di boom.

Il governo sta adottando una serie di iniziative per migliorare la crescita, contrastare la recessione e conservare il posto di lavoro a decine di milioni di cinesi. Lunedì ha proposto degli incentivi per consentire alle aziende cinesi di rilanciare le esportazioni. Questi orientamenti politici, che includono più prestiti da parte delle banche e migliori premi assicurativi per gli esportatori, hanno lo scopo di recuperare il terreno perduto dopo il calo delle esportazioni del mese scorso.

La contrazione relativa dell'economia globale (rispetto agli ultimi quattro anni di straordinaria crescita delle esportazioni) non aiuta, così come non aiuta la maggiore concorrenzialità degli altri mercati asiatici.

Il quadro sembra negativo un po' dovunque

Indubbiamente il messaggio rilasciato lunedì dal Consiglio di stato del governo è sembrato preludere a un disastro: "Al momento, la situazione del commercio internazionale è complessa e grave. Incertezza e instabilità stanno continuamente aumentando, così come le pressioni a valle".

Altre cattive notizie: da un recente servizio del Wall Street Journal è emerso che la Cina continua a produrre acciaio e altri beni industriali di base nel tentativo di mantenere attivi stabilimenti improduttivi, anche se ciò ha causato un'eccedenza di materiali a prezzi stracciati nel mercato globale. Ciò sta gravemente minando la posizione della concorrenza e causando la perdita di posti di lavoro in altri mercati, tra cui gli Stati Uniti.

In un recente editoriale pubblicato sul The New York Times , l'autore cinese Murong Xuecun suggerisce che il ceto medio cinese inizia ora ad avere qualche timore. Questi timori circolano sui social media locali. Uno dei thread sull'argomento è intitolato I 10 timori del ceto medio cinese. In un altro thread ci si chiede se il ceto medio diventerà povero.

"L'incertezza economica si aggiunge al solito elenco di preoccupazioni per la vita quotidiana, che includono timori per l'inquinamento e il cibo avariato", scrive Xuecun. "Discorsi su come fare uscire denaro dal Paese o convertirlo in una valuta internazionale sono frequenti".

Una prospettiva diversa

La stampa economica ha tutto il diritto di seguire la recessione con il fiato sospeso. Tuttavia, è anche giusto ricordare alle persone che l'anno scorso l'economia cinese è comunque cresciuta al ritmo vertiginoso del 6,9%. (Per contro, l'economia statunitense è cresciuta del 2%, tra il primo trimestre del 2015 e il primo trimestre del 2016. La crescita dell'economia tedesca è stata invece pari all'1,7%. Come previsto da molti analisti, molta parte di questa crescita è riconducibile alla spesa dei consumatori. Lo scorso anno, il reddito delle famiglie cinesi che vivono nelle aree urbane è cresciuto di quasi il 10%. Il passaggio a lungo termine del Paese da un'economia industriale a un'economia di servizi a più alto valore sta dando i suoi frutti: lo scorso anno, nel Paese sono stati creati 13 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore servizi. Forbes ha recentemente riferito che questa crescita ha superato il target previsto dal governo di 10 milioni.

L'aumento di posti di lavoro non si è verificato solo nel 2015. Nel primo trimestre di quest'anno, il settore dei servizi è cresciuto di quasi l'8%.

Abbiamo affrontato questo argomento con Eric Watson, un esperto di strategie online globali del nostro team Global Growth, chiedendogli se la Cina continua a essere il mercato ideale in cui le aziende occidentali possono attirare nuovi clienti e in particolare vendere i loro prodotti online.

Eric ha affermato che lo è sicuramente se si tiene conto delle prospettive a lungo termine dell'economia cinese e che ci sono comunque segnali positivi anche per il breve termine.

Crescita e ancora crescita...ovunque

Secondo Eric, una delle notizie positive è l'aumento dei consumi. Alibaba, il colosso cinese nel settore della vendita al dettaglio, supererà presto Walmart grazie alla straordinaria crescita del suo marketplace online Tmall e di altre piattaforme di e-commerce. L'anno scorso, i consumatori cinesi hanno speso quasi 500 miliardi di dollari tramite i siti e i servizi di Alibaba. Le sue vendite sono aumentate di quasi il 40% nei primi due trimestri e i suoi profitti sono cresciuti di oltre l'80%.

Molta di questa crescita è riconducibile "al nuovo aumento dei consumi", secondo quanto riferito dal China Daily a marzo. "Lo shopping online è stato il motore che più ha incentivato i consumi", ha riferito un analista a un giornale. "Ciò soddisfa la strategia nazionale di incrementare la domanda a livello interno".

Tralasciando Alibaba, a marzo le vendite al dettaglio del mercato sono incrementate del 10,6% superando leggermente le aspettative, nonché la percentuale del 10,2% registrata a gennaio e febbraio.

Secondo Eric, queste cifre sono impressionanti ma assumono ancora più importanza se confrontate con le dimensioni della popolazione cinese. "Ricordiamo che fino a ora abbiamo visto solo un frammento del potenziale di consumo della Cina. Questo potenziale non è solo determinato dal rapido incremento delle vendite al dettaglio, ma soprattutto dal tasso di penetrazione di Internet, o, per dirla in altre parole, dal numero di persone che ancora non utilizza Internet".

Eric sostiene che al momento solo metà dei 1,3 miliardi di cittadini cinesi hanno accesso ad Internet. I Paesi sviluppati dell'Est asiatico, come il Giappone e la Corea del Sud, hanno tassi di penetrazione rispettivamente pari al 91,1% e all'85,7%.

Anche un tasso di penetrazione di circa 50% rappresenta comunque oltre un quinto del numero complessivo di utilizzatori di Internet. Ed è in rialzo: in Cina, la penetrazione di Internet è cresciuta di oltre l'11% dal 2013 ad oggi.

La situazione non sta andando a pezzi

Torniamo per un momento al ceto medio cinese: sta crescendo ma è ancora in uno stato embrionale. Solo l'11% della popolazione è classificato come ceto medio, secondo Goldman Sachs. Ciononostante, le famiglie cinesi possiedono riserve aggregate di contanti nette pari a oltre 4,6 trilioni di dollari, come si legge in un recente report di Forbes . Secondo Eric, i timori espressi dai consumatori di ceto medio cinese, descritti nel succitato articolo del New York Times, sono piuttosto normali e prevedibili.

Secondo lui infatti questi timori sono fondati, ma sono anche esattamente il tipo di timore che ci si aspetterebbe da un ceto completamente nuovo nel Paese, ossia da persone che stanno godendo per la prima volta nella loro vita di un livello di comfort e consumismo mai visto prima.

Nel lungo termine, è altamente probabile che i desideri di questo nuovo ceto medio cinese, che vive esclusivamente in aree urbane, e che vuole acquistare prodotti internazionali e fare più frequenti viaggi all'estero, finirà per scontarsi con un sistema politico ed economico che si sta ancora adattando alla necessità di soddisfare questi desideri. Se questi cittadini iniziano ad avere timori, avvertiranno presto la morsa della recessione economica e protesteranno.

Eric spiega che queste affermazioni sull'instabilità sono probabilmente infondate perché molta della ricchezza e della crescita cinesi deriva proprio dal sistema politico ed economico esistente. I report suggeriscono che metà del ceto medio cinese lavora per organizzazioni governative o per aziende di proprietà statale.

In effetti, come ha osservato Xuecun nel suo articolo del New York Times , i cinesi attribuiscono la colpa della loro insoddisfazione al sistema monopartitico, ma riconoscono anche che è proprio questo sistema a garantire loro una vita confortevole.

La rapida crescita del ceto medio cinese unita alla transizione dell'economia, in atto da alcuni decenni, verso un'economia orientata ai consumi e ai servizi, necessaria per sostenere questa crescita, causerà difficoltà e continui timori. Del resto, secondo Eric, la perfezione non esiste.

Le aziende che stanno valutando la possibilità di lavorare con il mercato cinese, soprattutto online, devono semplicemente osservare la crescita dei consumi personali, dei redditi e l'evoluzione dei gusti dei consumatori per rendersi conto del fatto che il mercato è affamato di novità. Secondo lui, le prestazioni di rivenditori come Alibaba e la costante crescita del tasso di penetrazione di Internet indicano chiaramente che in questo Paese il consumismo è solo all'inizio.

Conclusione: forse l'economia della Cina non sta crescendo in modo aggressivo come negli ultimi decenni, ma ciò è il risultato della svolta da un'economia industriale a una di servizi. La costante crescita del settore dei servizi sta aumentando a sua volta il numero di posti di lavoro e i consumi. Nonostante la turbolenza, la Cina continua a essere una scommessa vincente nel breve e lungo termine per l'espansione internazionale, soprattutto online.

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12 maggio 2016

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